“La seconda Rivoluzione francese – quella consumatasi nelle ‘Tre Gloriose’ giornate di fine luglio del 1830 – restituì speranza ai patrioti italiani. Nella penisola, dopo il 1821, le traversie di questi ultimi erano dovute passare attraverso repressioni poliziesche, processi, condanne capitali o a non meno severi esilii, tutte condizioni che avevano finito per scompaginare il movimento rivoluzionario, e reso utopia la possibilità stessa di far progredire l’ideale di riscatto nazionale. Uno dei punti di forza dell’edificio politico della Restaurazione, tale da averlo reso – negli anni Venti del secolo XIX – quasi inscalfibile, era stato da parte dell’Impero d’Austria l’aver infiltrato di spie e di informatori le varie conventicole carbonare, i cui membri – oltre già così a non potersi fidare gli uni degli altri – neppure potevano sperare di trovare il necessario sostegno alla propria causa presso i vari sovrani della penisola italiana, che la Restaurazione aveva come si sa ricondotto sugli antichi troni e alcuni dei quali – come il Duca di Modena Francesco IV d’Asburgo-Este e Papi-Re come Leone XII – si erano già rivelati inflessibili paladini del conservatorismo più intransigente”.
Questo l’incipit dell’interessante articolo di Matteo Mattei, responsabile d’Archivio dell’Associazione per le Arti “Francesco Francia”, sul numero di dicembre 2025 della rivista La Bazza.
