“Ricordato a Bologna come L ân dla naiv, il 1929 iniziò con una eccezionale ondata di maltempo. La temperatura si abbassò fino a quindici gradi sotto lo zero e la neve cadde ininterrottamente tra il 10 e il 14 febbraio. Il freddo coinvolse buona parte dell’Italia, coprendola di neve e gelo con una intensità tale da essere definita la “nevicata del secolo”, paragonabile solo a quelle del 1956 e del 1985. Molti ricorderanno l’episodio citato nel film Amarcord di Federico Fellini dove l’evento è ricordato come l’anno del nevone (ossia l’anno della grande nevicata).
Le cronache bolognesi riferiscono che dopo cinque giorni la città si ritrovò sepolta sotto un manto di neve di circa 80 centimetri. La circolazione ferroviaria e tranviaria risultò completamente paralizzata. Oltre 2.500 spalatori lavorarono senza sosta, accumulando la neve nelle piazze principali, che si trasformarono in vere e proprie montagne bianche. A causa del gelo le tubature dell’acqua cedettero in più punti e non mancarono i crolli dei tetti. Le difficoltà nei rifornimenti di combustibile e generi alimentari spinsero ad adottare soluzioni d’emergenza, come l’utilizzo del carbone delle ferrovie per il riscaldamento. Anche i prezzi del latte subirono un forte aumento e le scuole furono chiuse per diversi giorni.
Meno noti sono gli effetti di questa ondata di freddo sull’agricoltura bolognese. Alcune informazioni si trovano nell’archivio storico dell’Opera pia dei Poveri vergognosi, oggi conservato da Asp Città di Bologna”.

Piera Ciarrocca a Andrea Zandaval, rispettivamente responsabile del patrimonio artistico di Asp Città di Bologna e operatore museale presso La Quadreria, ci raccontano come le carte relative a quell’inverno testimoniano un momento in cui, di fronte alle difficoltà, la solidarietà e il senso civico divennero strumenti concreti di sostegno e di assistenza.

 

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